I cantori della BEAT GENERATION

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>> Quando eravamo giovani


Recensione di Antonino Cardia

Il caso Bukowski si riapre dopo 5 anni dalla sua scomparsa. Lo scrittore californiano aveva in serbo per noi altre sorprese, altre storie di disperazione, altre vicende comiche ai confini del paradosso, altre sbronze e storie di vita.

L'ultimo libro inedito di Bukowski pubblicato in Italia risale al 1994, anno della sua morte, ed è il dolcemente triste Pulp, considerato il suo testamento artistico, ma nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare la sorpresa che il buon vecchio Hank aveva riservato ai suoi affezionati. Bukowski ha lasciato una riserva letteraria al suo editore americano, con l'ordine tassativo che questa riserva fosse pubblicata solo dopo la sua morte, una sorta di atto di sfida verso la Gran Consolatrice. Sembra quasi che Bukowski volesse continuare ascrivere anche dopo la morte. È grazie a questa riserva postuma che in questi giorni possiamo trovare in libreria un nuovo volume con in copertina il rassicurante faccione tragico del vecchio Hank. Il libro s'intitola Quando eravamo giovani ed è pubblicato dalla casa editrice che ha fatto scoppiare il caso Bukowski in Italia, la Feltrinelli. In questo libro troviamo delle poesie, naturalmente di argomento autobiografico, in cui Bukowski ricostruisce i momenti fondamentali della sua infanzia e di quella parte della vita di un uomo che sta tra l'adolescenza e la maturità. Le poesie raccolte in Quando eravamo giovani sono quasi tutte dei piccoli racconti, hanno dialoghi e descrizioni che possono risultare comuni ai lettori della prosa bukowskiana, ma contemporaneamente risultano molto diverse dalle storie di ordinaria follia dei racconti. La differenza che si crea tra la prosa e la poesia di Bukowski non è tanto linguistica, come si potrebbe pensare, visto che continua sempre ad usare la sua lingua, quella comune di tutti i giorni, ma è una differenza di approccio all'argomento trattato. Nelle poesie Bukowski appare più tranquillo, rilassato, lontano dalla ferocia di alcuni suoi racconti. D'altra parte lui si è sempre considerato più un poeta che un narratore, ha sempre affermato che la poesia era quanto di più facile riuscisse a fare, le poesie si scrivevano da sole. Leggendo questa raccolta si ha l'impressione che oltre a scriversi da sole, si scrivessero anche bene!

Una delle sue innumerevoli donne/sbornie (a scelta)

Bukowski, come sempre, in queste poesie parla di quello che conosce meglio: se stesso. Possiamo trovarlo, infatti, adolescente vagabondo con i suoi amici per la strada; guardare donne irraggiungibili; fare piccole azioni insignificanti che, nella sua mente, diventano grandi imprese; vivere un rapporto infelice con il padre e scoprire il suo primo vero amore: la letteratura. In questi canti di vita andiamo a scoprire le esperienze che avrebbero fatto diventare in seguito Bukowski il personaggio di tanti suoi racconti, il vagabondo tenero, innamorato del sesso e del vecchio Hemingway. Il poema sulla giovinezza che le poesie di Quando eravamo giovani compongono, ci fa scoprire l'origine di tanti racconti, di tante riflessioni e di tante notti imbecilli passate davanti ad una macchina da scrivere con la compagnia di una confezione da sei di birra, ci fa capire da dove realmente viene Charles Bukowski. Dove è andato lo sa soltanto lui.


(6 maggio 1999)

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