Il termine riecheggia sia la spontaneità del battito ritmico della musica jazz sia le gioie "beatific" del misticismo orientale, due componenti vitali nella produzione letteraria Beat. Questo movimento, simile ma più radicale di quello degli "Angry Young Men" d'Inghilterra, iniziò a San Francisco, nei cui caffè e gallerie d’arte poeti e scrittori leggevano, al suono della musica jazz, le loro opere che volevano esprimere lo spirito di una nuova generazione in rivolta contro il conformismo e la rispettabilità della classe media americana; contro un "establishment" che mirava soprattutto a mantenere i valori borghesi e l’economia capitalistica del dopoguerra. Dal punto di vista storico, fu contro un falso senso di sicurezza creato in America dalla guerra fredda e dalla disfatta coreana che le opere di questi scrittori si imposero. Dal punto di vista letterario, proponendo opere spontanee nella forma e libere nello stile e nel verso, i Beats vennero riconosciuti, fin dagli inizi degli anni sessanta, come un nuovo movimento estetico che esaltava i temi della riscoperta della libertà individuale attraverso l’istinto, l’occasionalità, il misticismo orientale, l’uso della droga e fissando un canone poetico in cui il discorso manifesta un rapporto viscerale con il linguaggio. Questi scrittori che, diversificandosi, produssero lirica pura, satira, prosa autobiografica, manifesto politico, poesia spontanea, memorie, riff epistolare e satira manifestarono, secondo Anne Waldman, "un impulso a scrivere che si concentra e si centra nella magnanimità attraverso il linguaggio. Ritmi naturali del parlato americano, ritmi jazz, ritmi del viaggio in carro merci, ritmi industriali, rapsodia, abili giustapposizioni di cut-up verbale e un’espansività che rispecchia il caos primordiale, tutto ciò è messo costantemente in opera. Un tipo di scrittura che fa sberleffi allo stile auto compiaciuto."