Beat e i suoi significati
Allen Ginsberg, uno degli scrittori più rappresentativi del gruppo insieme a Jack Kerouac e William Burroughs, ha elencato nella prefazione a The Beat Book i vari significati che sono stati attribuiti a Beat generation.
L’espressione fu coniata per la prima volta da Kerouac nel 1948 in una conversazione con John Clellon Holmes durante la quale, parlando delle generazioni passate e non volendo attribuire nessuna definizione alla propria, Kerouac disse: "Ah, questa qui non è che una Beat generation". La conversazione fu pubblicata nel 1952 sul "New York Times Magazine" con il titolo This is the Beat generation , che attirò l’attenzione del pubblico.
Fin dagli anni ‘40 il termine incominciò a riferirsi a un gruppo di amici che lavoravano assieme a poesia, prosa e coscienza culturale e che alla fine degli anni ‘50 venne riconosciuto come "il movimento letterario della Beat generation", raggiungendo popolarità nazionale. Ginsberg ricorda che al gruppo iniziale appartenevano oltre a se stesso, Kerouac e Burroughs, anche Neal Cassady (il prototipo dell’eroe di On the Road di Kerouac), Herbert Huncke e John Clellon Holmes, Gregory Corso. Ad essi, verso la metà degli anni ‘50, si aggiunsero alcuni scrittori di San Francisco, come Michael McClure, Gary Snyder, Philip Whalen e, da New York, Lawrence Ferlinghetti, che incominciò a pubblicare le opere di questa avanguardia letteraria nelle collane della City Lights. Negli stessi anni molti di questi artisti incominciarono a interessarsi di meditazione e buddismo.
Infine, il significato più ampio dell’espressione Beat generation fu applicato all’attività letteraria e artistica di poeti, cineasti, pittori, scrittori e romanzieri che lavoravano a concerti, antologie, nell’editoria alternativa, nel cinema indipendente e con altri media. L’influenza di questa interazione e la sua energia coinvolsero il movimento giovanile dell’epoca e vennero assorbite dalla cultura di massa e dalla classe media alla fine degli anni ‘50 e ‘60.
Ripercorrendo all’indietro le tappe dell’esperienza della generazione Beat, Ginsberg nel 1995 riteneva che un numero di temi coerenti e alcuni ideali essenziali del movimento artistico originario avessero continuato ad alimentare un interesse intergenerazionale. Il più importante tra quelli da lui citati è l’indagine della natura della coscienza, che ha condotto alla conoscenza del pensiero orientale, alla pratica della meditazione, all’arte come manifestazione dell’esplorazione della struttura della coscienza, e, come conseguenza, alla liberazione spirituale. Da ciò ci si è mossi per arrivare alla liberazione sessuale, in particolare per arrivare alla liberazione gay, che storicamente ha svolto un ruolo di catalizzatore per i movimenti di liberazione delle donne e dei neri. Dall’esplorazione della struttura della coscienza si è sviluppata una concezione tollerante non teistica, quindi un antifascismo cosmico, un atteggiamento pacifico non violento in politica, il multiculturalismo, l’assorbimento della cultura nera nella letteratura e nella musica delle tendenze più avanzati.