I cantori della BEAT GENERATION

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>> Bukowski in teatro

Può sembrare un'idea bizzarra eppure...

Qualcuno l'ha fatto. Qualcuno ha inscenato il vecchio Hank.
Dal palco-camera l'Haber-Bukowski racconta, recita, canta, gioca con le parole e con la musica cercando di trasmettere la sua idea della vita: sesso, solitudine, amore per le donne e per la letteratura, tutto fedelmente accompagnato dalla passione (spregiudicata) per la birra. Haber racconta Bukowski nel momento del congedo dalla vita, dell'addio, del corteggiamento della morte, ironico e spregiudicato. Haber che interpreta Bukowski crea una sorta di nuova poetica, portando sul palco un ensemble di quattro Jazzisti. La Habermusica contrappunta le parole e offre una lettura più profonda delle numerose opere utilizzate e citate nello spettacolo. L'integrazione musicale risulta assai efficace nella percezione globale dell'opera; un po' meno efficaci sembrano le canzonette (da varietà) che sembrano sminuire la potenza espressiva del testo bukoswkiano.
Charles Bukowski è accampato in una vecchia stanza di un albergo di infima categoria, sporca e trasandata. Ora ammantato con una lunga parrucca biondo platino, guanti rossi, gonna e tacchi alti. Ora con la canottiera sudata, i pantaloni allentati, gli occhiali démodé, la sigaretta incollata alle dita. Tra divani sfondati, bottiglie vuote, carte accatastate e una miriade di gatti randagi, Buk si confessa e si congeda dalla vita. Una vita fatta di sesso e di alcol, di musica e di letteratura, di amore e di solitudine. Di sudiciume e di genio. Charles Bukowski nasce in Germania, nel 1920. Da piccolissimo si trasferisce negli States, a Los Angeles. Lavora nei mattatoi e negli uffici postali. E scrive. Nel 1966 incontra l'editore John Martin, ma il successo letterario non cambia la sua sregolatezza spregiudicata e assoluta, un'esistenza da poeta maledetto fatta di puttane e di sbronze, di localacci notturni e scommesse sui cavalli. Dissoluta e disperata. Uno scrittore geniale capace di trovare la poesia nel mercato del pesce o nei corpi delle strip-dancer di un sudicio night. Ora le parole ironiche, spregiudicate e feroci di Buk tornano a risuonare in "Bukowski confessione di un genio", il monologo scritto da Giorgio Gallione, regista e drammaturgo del Teatro dell'Archivolto di Genova, e interpretato da un grande Alessandro Haber.

Illuminato dai riflessi di un neon, Bukowski-Haber declama il suo testamento, accompagnato da uno straordinario ensemble di jazzisti, il Velotti-Battisti Jazz Ensemble. Un ampio collage che pesca nella sterminata produzione dello Haberscrittore americano, in quella poesia intessuta di rabbia e di malinconia. Canzoni, pensieri e racconti, canti, invettive e preghiere. Parole e musica. Il sesso praticato fino allo sfinimento, l'amore visto come cosa sacra, il difficile rapporto con il padre, la macchina da scrivere. Un omaggio a un artista ferocemente e dolcemente blasfemo. A un genio strambo e anticonformista. Una struggente jam session che non riesce a colmare di senso quel rabbioso, amaro e sofferente vuoto, quella vita "svaccata" che non ha lasciato altro che una "pila di niente". Dedicato a tutti gli irregolari, a quelli che cercano la poesia in quell'insensato disordine di cose, idee ed emozioni che chiamiamo vita.

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